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LA CHERATOCONGIUNTIVITE DEL CAMOSCIO Come
molti già sapranno, durante l’autunno scorso, la popolazione di
Camoscio delle valli Pellice e Germanasca è stata colpita da
un’infezione di cheratocongiunvite, la patologia tristemente nota che
colpisce gli occhi di questi ungulati. La malattia è
stata osservata sugli animali cacciati e diagnosticata dal Servizio
Veterinario dell’ASL 10 che collabora con il CA al monitoraggio
sanitario degli Ungulati cacciato. Riportiamo
ora un articolo, realizzato dai Medici Veterinari dell’ASL 10, che
descrive in
forma semplice e chiara, questa malattia e i risultati delle analisi
condotte sui camosci delle nostre valli.
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DESCRIZIONE
DELLA MALATTIA La
cheratocongiuntivite infettiva del camoscio (IKC) è una malattia
contagiosa sostenuta da Mycoplasma Conjunctivae che
colpisce in modo particolare il camoscio (Rupicapra rupicapra) e in
modo meno rilevante lo stambecco (Capra ibex) e gli ovicaprini
domestici, manifestandosi con lesioni oculari più o meno gravi che
possono portare alla cecità dell’animale e nei casi più conclamati
alla morte del selvatico colpito. Nel camoscio, secondo l’evoluzione della malattia possiamo distinguere quattro forme cliniche diverse che non necessariamente si manifestano completamente: -
stadio iniziale della malattia: l’animale colpito presenta scolo
oculare che inizialmente interessa un solo occhio per poi coinvolgere
entrambi. Lo scolo inizialmente sieroso diventa muco-catarrale
e facilmente osservabile; caratteristica la caduta di pelo nella
zona al di sotto dell’angolo nasale dell’occhio. La cornea si presenta
edematosa ma ancora trasparente. -
stadio evolutivo: l’evoluzione più significativa si manifesta a
carico della cornea, con marcato opacamento della zona centrale mentre la
zona periferica si presenta generalmente arrossata per la marcata
vascolarizzazione. - stadio avanzato: aggravamento
dei fenomeni descritti precedentemente che tendono progressivamente ad
interessare la totalità della cornea. -
stadio finale: le lesioni degenerative della cornea portano ad una
perforazione della medesima e fuoriuscita del contenuto oculare, con gravi
compromissioni della funzionalità visiva. Nella
popolazione del camoscio la malattia si manifesta prevalentemente nel
periodo tarda estate-autunno, presenta un periodo d’incubazione di circa
due tre giorni e il ciclo completo della medesima si compie nell’arco di
circa tre settimane con forme cliniche diverse che possono regredire o
guarire negli stadi iniziali o arrivare a compromettere lo stato generale
del soggetto colpito fino a causarne la morte. La
trasmissione della malattia avviene per contatto diretto tra animali
infetti e l’insorgenza della patologia è condizionata da fattori
predisponenti riferibili all’ospite (stato di nutrizione, fattori
genetici, struttura di popolazione) ed all’ambiente (aumento
all’esposizione a radiazioni ultraviolette conseguente all’aumento all’esposizione solare). Nella
popolazione del camoscio la malattia tende ad
autoestinguersi in un periodo che oscilla tra i sei e gli otto mesi
senza che la stessa diventi serbatoio per la malattia.
Il
camoscio colpito da IKC seguito a distanza con i mezzi ottici comunemente
a disposizione (binocolo) manifesta difficoltà nel movimento che vanno da
lievi esitazioni su terreno particolarmente accidentato a palesi difficoltà
anche su terreni erbosi e regolari. Caratteristici i movimenti circolari
(maneggio). L’uso del cannocchiale consente un apprezzamento diretto
delle lesioni oculari e delle caratteristiche lesioni adl di sotto
dell’angolo nasale dell’occhio caratterizze da scolo muco-purulento,
perdita di pelo e presenza di croste. Inoltre le palpebre si presentano
tumefatte e talora saldate fra loro. L’osservazione
dei soggetti interessati dalla malattia consente di evidenziare oltre alle
già descritte alterazioni comportamentali anche la presenza di uno stato
generale di nutrizione scadente condizionato dalle difficoltà di
alimentarsi in modo corretto.
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| Le fasi principali della malattia: in alto, lo stadio iniziale, caratterizzato da scolo oculare muco-catarrale e caduta di pelo sotto l’occhio; al centro, lo stadio evolutivo, con marcato opacamento della cornea; in basso lo stadio finale, con la perforazione del bulbo oculare e la perdita totale della funzionalità visiva. (Foto M. Bruno) | |
| I segni caratteristici della cheratocongiuntivite sono visibili anche a distanza con l’ausilio di un binocolo e di un cannocchiale: scolo purulento, perdita di pelo e presenza di croste al di sotto dell’angolo nasale dell’occhio. L’animale presenta inoltre un sintomatologia nervosa con movimenti circolari e lo stato di nutrizione è spesso scadente, a causa delle difficoltà di alimentarsi in modo corretto. (Foto M. Bruno) | ![]() |
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SITUAZIONE
CATO1 La
convenzione tra CATO1 e ASL 10 di Pinerolo ha permesso di esaminare presso
i centri di controllo i camosci cacciati nella stagione venatoria
2002/2003. Durante tale attività si è evidenziato su alcuni soggetti la
presenza di lesioni sospette che hanno determinato un approfondimento
diagnostico finalizzato alla diagnosi precisa della causa eziologica,
prevedibile come Cheratocongintivite infettiva del camoscio. E’
stato predisposto un piano di controllo specifico che prevedeva
l’esecuzione di un tampone congiuntivale, il prelievo del bulbo oculare
e ove possibile la raccolta del siero dei soggetti colpiti. Inoltre per
aumentare la possibilità di diagnosi si è scelto di testare anche i
sieri d’altri camosci che al momento non presentavano sintomatologia
clinica evidente, ma che provenivano dalla
medesima area di prelievo dei
soggetti colpiti. Sono
stati controllati 165 camosci su un totale di 285 capi
prelevati; numero 35 camosci presentavano lesioni oculari o
perioculari sospette. Il
materiale prelevato è stato inviato al Centro di Referenza per le
Malattie degli Animali Selvatici (CERMAS) d’Aosta per l’esecuzione dei
test diagnostici finalizzati
alla ricerca La
convenzione tra CATO1 e ASL 10 di Pinerolo ha permesso di esaminare presso
i centri di controllo i camosci cacciati nella stagione venatoria
2002/2003. Durante tale attività si è evidenziato su alcuni soggetti la
presenza di lesioni sospette che hanno determinato un approfondimento
diagnostico finalizzato alla diagnosi precisa della causa eziologica,
prevedibile come Cheratocongintivite infettiva del camoscio. E’
stato predisposto un piano di controllo specifico che prevedeva
l’esecuzione di un tampone congiuntivale, il prelievo del bulbo oculare
e ove possibile la raccolta del siero dei soggetti colpiti. Inoltre per
aumentare la possibilità di diagnosi si è scelto di testare anche i
sieri d’altri camosci che al momento non presentavano sintomatologia
clinica evidente, ma che provenivano dalla
medesima area di prelievo dei
soggetti colpiti. Sono
stati controllati 165 camosci su un totale di 285 capi
prelevati; numero 35 camosci presentavano lesioni oculari o
perioculari sospette. Il
materiale prelevato è stato inviato al Centro di Referenza per le
Malattie degli Animali Selvatici (CERMAS) d’Aosta per l’esecuzione dei
test diagnostici finalizzati
alla ricerca del Mycoplasma Conjunctivae , agente eziologico dell’IKC. Sono
stati eseguiti test sierologici per evidenziare la presenza d’anticorpi
specifici, esami colturali sui tamponi congiuntivali e istopatologici sui bulbi
oculari, nonché esami bio-molecolari (PCR) sia sui sieri che sui tamponi. Nel
dettaglio: 1) sono stati inviati numero 46 sieri che hanno dato il
seguente esito: 45 sieri negativi per IKC ed
un campione con esito dubbio; 2) sono stati inviati numero otto
bulbi oculari colpiti; l’esame istologico ha evidenziato la presenza per
tutti i campioni di forme di cheratite più o meno grave (superficiale,
profonda e purulenta) mentre non sono ancora disponibili gli esiti degli
esami colturali; 3) sono stati inviati numero 6 tamponi congiuntivali di
cui 5 sono risultati negativi e 1 è risultato positivo all’esame
bio-molecolare (PCR). Il soggetto positivo presentava lesioni oculari
bilaterali e una grave forma di broncopolmonite. Il
riscontro di una positività al PCR conferma in modo certo la presenza
della malattia; la negatività degli altri test potrebbe far pensare ad un
caso isolato di positività, ma bisogna tenere conto della difficoltà di
campionare i soggetti colpiti nel periodo iniziale della malattia che
rappresenta il momento più idoneo ad identificare l’agente eziologico
responsabile. |
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| Andamento stagionale della malattiva nel Camoscio e nello Stambecco. | ![]() |
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PROSPETTIVE
FUTURE Il
riscontro di una positività per IKC conferma la presenza della malattia
nell’area del CATO1 e pur essendo una malattia che tende ad
autolimitarsi occorre capire l’incidenza che tale malattia ha
determinato sul globale della popolazione selvatica sensibile. A tale
proposito lo strumento migliore è rappresentato dall’analisi dei dati relativi ai censimenti attuati nelle stagioni
2002/2003 e 2003/2004 che devono tener conto anche dell’andamento
climatico particolarmente sfavorevole dell’inverno-primavera trascorsi. Si
prevede anche di organizzare un piano di monitoraggio sugli ovicaprini
che condividono i pascoli estivi con le popolazioni di selvatici,
in particolare rivolto agli
effettivi che frequentano le zone da cui provenivano i soggetti con
lesioni oculari. La
possibilità di arrivare tempestivamente ad una diagnosi è direttamente
proporzionale al periodo della malattia in cui sono effettuati i prelievi:
a tale proposito sarebbe importante riuscire a campionare soggetti in fase
iniziale della malattia che rappresenta sicuramente il periodo più idoneo
per evidenziare l’agente eziologico (a tale proposito sarebbe utile che
eventuali osservazioni di animali con sintomatologia clinica in fase
iniziale fossero segnalate ai tecnici faunistici del CATO1). Inoltre
si prevede di concentrare l’attività di controllo degli animali
cacciati nella stagione venatoria 2004/2005 nel periodo di caccia del
camoscio con l’obiettivo di aumentare il numero di animali controllati
su cui eseguire costantemente i tamponi congiuntivali e raccogliere il
maggior numero di sieri. L’obiettivo può essere raggiunto
anche grazie alla crescente collaborazione e sensibilità dimostrata dal
Comitato di Gestione del CATO1, dai suoi tecnici faunistici e da tutti i
cacciatori. |
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